DEBRIS/DETRITI_ARGENTINA O LA GEOGRAFIA DEL GRANDE SUD PER SERGIO RACANATI

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Per Feuerbach solo con lo spazio è possibile uscire dalle secche di pratiche omogeneizzanti. Nella sua pratica artistica e di vita – il che è lo stesso per l’artista – Sergio Racanati sembra convenire con il filosofo tedesco: difatti il cinema di Racanati è, ostinatamente, un cinema del fuori e questo è quanto mai vero per DEBRIS/DETRITI_Argentina, presentato al Bif&st nella sezione Frontiere.

Il film, proiettato a Bari, si presenta come una introduzione all’immaginario geografico di Racanati: la descrizione di uno spazio, il grande Sud, che per l’artista – come dichiara poeticamente nei versi, da lui scritti e recitati, che contrappuntano le immagini del film – rappresenta un groviglio di discrepanze che non conosce negazione. Il grande Sud per Racanati è un coacervo di contraddizioni, generate della globalizzazione e dal capitale, contrapposte alla lotta per l’affermazione di virtualità inespresse, nuove soggettività e differenze non sussumibili nella logica del capitale – nella logica tout court come struttura colonialistica di appropriazione omologante. È – sono versi di Racanati che sentiamo recitati nel film – la sessualità di un ragazzo sudato a gambe aperte ma sottratto allo sguardo voyeuristico dello yankee, ovvero pura affermazione senza negazione.

Nel film – che è allo stesso tempo un diario di viaggio, un documentario etnografico e un film d’artista – Racanati filma sinuosamente – la macchina è quasi sempre a mano – il proprio viaggio in Argentina nel 2018 durante le giornate del G20 a Buenos Aires contrapponendo alle immagini dei potenti riuniti a consiglio, visti attraverso le immagini di uno schermo televisivo, le immagini in presa diretta della piazza, delle vie, delle barricate di Buenos Aires in tumulto contro il G20. E allargando la geografia del proprio sguardo fuori dalla capitale – evitando che le immagini divengano la mappa di un tipografo o ancora peggio quella di un turista occidentale – Racanati filma come tradizioni e folklore facciano i conti e vengano a patti con lo sviluppo economico capitalistico-occidentale nell’Argentina profonda.

Al fondo di questo occhio del fuori lui, l’osservatore partecipante, l’artista che si filma in azioni quotidiane – riflesso in uno specchio, mentre cucina, mentre si fa la doccia, a letto… – per sottolineare – con semplici note diaristiche – la presenza di uno sguardo incarnato dietro alla telecamera. Come il fuori sia in un rapporto con il dentro, attraverso un’estimità costitutiva: da una parte il processo di desoggettivazione etnografico che permette a Racanati di penetrare, con radicalità, nelle contraddizioni latenti dell’Argentina contemporanea e dall’altra lo sguardo, lato sensu erotico, con cui l’artista si fa prossimo ai corpi filmati. Con la doppia precisazione che per Racanati anche le cose inorganiche sono corpi – l’immagine stessa, fra zoom e fuori fuoco, sprigiona la propria vitalità tattile e che per erotismo non si deve intendere una castrante pratica del desiderio istituzionalizzata bensì la capacità dello sguardo di Racanati di corrispondere all’eros, alla vitalità immanente dei corpi filmati, anche quella dei detriti e dei lacerti, apparentemente inanimati, tanto cari all’immaginario dell’artista.

I detriti, al centro della ricerca che occupa Racanati da anni, sono il dettaglio, etimologicamente lo strappo, in grado di descrivere una geografia – alla lettera, la possibilità del tracciamento di uno spazio – che possa aprire un’ecologia dell’abitare libero ed indisciplinato che per Racanati è la vera chance del grande Sud. Detto altrimenti, i lacerti del mondo che con crudezza e realismo Racanati filma stracciano il velo della rappresentazione e lasciano apparire il clamore di ciò che si mostra oltre: le contraddizioni del mondo contemporaneo e le lotte di affermazione di un altro modo di pensare, vivere ed abitare il mondo. Pertanto, per Racanati, i detriti non sono particolari integrati in un paesaggio più vasto di cui fanno parte ma il taglio netto che istituisce lo spazio del campo trascendentale di una geografia deterritorializzata e dislocata del grande Sud. Perché se intendiamo bene la nozione poetica di grande Sud fatta propria da Racanati essa non ha nulla a che fare con una geografia già data, già scritta dalle mappe dei cartografi. Al contrario, senza possibilità di identificarsi con il Sud delle mappe, il grande Sud praticato da Racanati istituisce di volta in volta, di luogo in luogo, traccia dopo traccia, pratiche affermative di liberazione.

DEBRIS/DETRITI_Argentina (Argentina, Italia, 96′, 2022),

regia di Sergio Racanati (qui il trailer https://vimeo.com/1173950589)

Il film è prodotto da Sergio Racanati per CAPTA e da Francesco Lopez per OZ Film, realizzato con il premio di produzione durante la residenza artistica “Officina Italiana// Buenos Aires” curata da Massimo Scaringella, con il prezioso supporto culturale di Annalisa Rimmaudo, storica dell’arte al Museo George Pompidou, Parigi, Angelo Bianco e Roberto Martino direttori della Fondazione SoutHeritage, Matera, Gabriela Urtiaga, già direttrice del dipartimento arti visive del CCK, Buenos Aires, Manuela Gandini critica, giornalisti e docente di critica writing  alla NABA e Angelo Amoroso d’Aragona critico cinematografico indipendente.

Il regista ringrazia: Massimo Ruggiero con cui ha co-montato il film, Kinki Von Berlinki per la colonna sonora e il sound mix di Michele Lorusso, per le bonus tracks Charlie Garica, Quantic & Flowering Inferno e Resoe, Onofrio Racanati dello Studio Legale Lex Class per il supporto legale e amministrativo dell’intero progetto.

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