TRANSIT vince il Premio Special Arrow Antonio Marmi, istituito quest’anno dal REFF. La giuria premia Wiesinger “per essere riuscito a creare un piccolo poema cinematografico in 16 mm, un viaggio visivo agevolato dalla forza tangenziale di diversi mezzi di trasporto: auto, treno, nave e aereo, attraverso i confini interni dell’Unione Europea, fino ai suoi limiti estremi”.
Dopo i trionfi di 12 ASTERISCI nei festival italiani — premio del SNCCI e menzione speciale della giuria internazionale a Pesaro, premio miglior film al FLIGHT di Genova — Telemach Wiesinger torna in concorso nel nostro paese con TRANSIT, pellicola sorella del suo apprezzatissimo feature film sui confini europei, un’opera filmata durante quello stesso viaggio spiraliforme che attraversò tutti gli stati dell’Unione, ma largamente basata, stavolta, su immagini in movimento.
D’altra parte, “Ogni mio shot“, rivela il regista sul palco del Ribalta, “inizia con un dilemma. Prendere il treppiede o seguire il paesaggio? Anche i Lumière, dopo i primi esperimenti di riprese statiche, posarono il treppiede iniziarono a muoversi con la cinepresa…“
Gli inconfondibili eye-candy fermi, monumentali, dalle geometrie mistiche iper-centrate e dalla grana gustosa e rumorosa, qui ritraggono spazi liminali evocativi del viaggio — aree di sosta, banchine, ferrovie con i loro segnali, una pletora di stazioni di servizio dagli irresistibili font vintage — e si alternano ad altrettanto incantevoli sequenze in movimento a bordo di quattro mezzi: automobile, treno, barca e aereo. Altri shot a camera fissa ritraggono questi ed altri veicoli nell’atto archetipico del passaggio davanti a noi: una nave attraversa lo schermo da destra a sinistra, un treno ci si ferma davanti e riparte. Un leitmotiv visibile in molte altre opere del regista, insieme a un certo gusto “teutonico” per i grandi oggetti meccanici in movimento, non molto diverso dall’occhio di un ferromodellista che guarda i suoi treni-giocattolo passare…
Nelle sequenze di circa 20 secondi ciascuna, l’impressione è quella di un tempo rallentato, dove non completamente fermo. Dagli spazi liminali, dai vuoti, Wiesinger ricava ancora una volta una dimensione atemporale, non chiaramente vintage né inequivocabilmente contemporanea, spiritualmente in linea con il tempo sospeso dell’osservazione di un’immagine perfetta. E a lungo cercata, come ci aveva già rivelato a proposito del processo creativo dietro 12 ASTERISCI (qui).

Compaiono, inoltre, alcune presenze umane intente a compiere gesti iconici di routine. Sul finire di uno shot statico, un uomo si precipita nell’inquadratura per rispondere al telefono; altrove, uno sposta un’insegna da terra; altri ancora semplicemente esistono occupando lo spazio con sagome registrate dal nostro occhio migliaia di volte.
Ma ecco la vera sorpresa. Al Festival il regista proietta personalmente il suo corto in una versione completamente analogica, su pellicola 16 mm accompagnata da suoni ambientali mixati dal vivo con un registratore a quattro tracce. Voci da trasmissioni radiofoniche, varie interferenze di segnale, quelli che sembrerebbero passi umani. La versione inizialmente prevista, quella digitale, aveva invece una (seppur minimalista) colonna sonora. Ma non è solo questione di audio, anche l’immagine risulta variata: per effetto della proiezione la definizione è minore; gli angoli del frame stasera sono arrotondati, con un mood meno geometrico e vagamente Belle Époque…
Vacilla il concetto stesso di film come opera finita e immobile. Si aprono una serie di interrogativi filosofici e ontologici sull’essenza dei film poem del regista…
Intervista tradotta in italiano seguita dal testo originale in inglese
CB: Questa sera abbiamo visto TRANSIT in una versione completamente analogica, con suoni ambientali mixati dal vivo invece della colonna sonora di Martin Bergande.
Concepisci i tuoi lavori come qualcosa dalla forma non del tutto fissa, dove il cuore sono le immagini ma il suono può cambiare?
TW: Sì, questo è uno dei miei approcci, idealmente ogni proiezione dovrebbe essere un’esperienza diversa.
Collaboro con diversi musicisti e compositori, mettendo a loro disposizione i miei film muti in modo che usino le immagini interpretandole secondo il loro personale concetto di arte sonora.
Inizialmente, TRANSIT doveva essere un film senza suono, poi ho pensato che sarebbe stato interessante affidarlo a un musicista con cui ho collaborato diverse volte, Martin Bergande, il quale ebbe l’idea geniale di inserire dei bellissimi suoni lignei soltanto durante i neri tra una sequenza e l’altra (piuttosto lunghe, circa 20 secondi ciascuna). Il risultato è qualcosa che mi fa pensare a un pattern di percussioni, in pratica una colonna sonora senza melodia. Mi piaceva quest’idea di usare il suono lasciando comunque che restasse, in un certo senso, un film muto. Qualsiasi melodia trasmetterebbe delle emozioni specifiche, stabilirebbe già un’interpretazione. Inoltre, molto spesso i musicisti tendono a lavorare in modo estremamente preciso, sincronizzando suono e immagine fotogramma per fotogramma, perciò hanno bisogno di un film in digitale. Senza contare che preferiscono evitare il ronzio del proiettore… È per questo che esistono due versioni [di TRANSIT e di molti altri miei film], la digitale e l’analogica.
CB: Questo concetto implica una serie di questioni filosofiche… Esiste [dei tuoi film] una versione che consideri come quella originale o ufficiale?
TW: In realtà mi piace proprio il fatto che i miei film abbiano in qualche modo una forma aperta, che dipende dal contesto della performance.
CB: Dunque non c’è una “versione principale”?
TW: Questo dipende dal film, alcuni sono completi nella loro forma definitiva, con il loro audio.
CB: Un’altra variazione inaspettata della proiezione di stasera è stata la cornice arrotondata, come un effetto vintage…
TW: Quella è stata una conseguenza della lente apposita che ho usato per adattare l’immagine alle dimensioni dello schermo, cosa che ha prodotto quei bellissimi angoli arrotondati. E sono stato molto soddisfatto durante la proiezione, perché il 16mm è l’unico formato che riempie perfettamente lo schermo di questa sala. Gli altri proiettori producevano forme diverse… *sorride compiaciuto*
CB: Nella meravigliosa sequenza dell’ufficio che si affaccia sulla ferrovia, lo shot statico è interrotto da un’inaspettata presenza umana, un uomo che corre a rispondere al telefono. La mia domanda è proprio sulle presenze umane nei tuoi film. In 12 ASTERISCI è quasi zero, ma in TRANSIT ne vediamo alcune che sono apertamente delle performance, non persone filmate mentre si muovono naturalmente… Corretto?
TW: Mi piacciono sia il calcolo che l’imprevisto.
Nel mio modo di fare film, è proprio lì nella combinazione tra inaspettato e organizzato che sta la mia idea di poesia.
CB: Avendo visto qualcuno dei tuoi film, ho l’impressione che ci sia l’intenzione di immortalare alcuni gesti iconici presenti nel nostro immaginario, azioni universali del genere umano che continuano a essere ripetute. In TRANSIT, vediamo un uomo che solleva un’insegna in una stazione di rifornimento, portandola via come se fosse una valigia. E compare un uomo che cammina con una valigia in altre tue opere, come EUROPA…
TW: Sì, si tratta di azioni e oggetti di tutti i giorni, oggetti molto pratici come ombrelli, sedie, tavoli… Oggetti tipici umani.
La cosa che ho trovato interessante mentre creavo questa scena, però, è il fatto che l’insegna dica “aperto” in svedese. Quindi l’attore sta chiudendo il set, questa era l’idea. Di fatto, gli stessi oggetti o addirittura le stesse location appaiono ripetutamente in molti dei miei film, collegandoli come un tema ricorrente.
CB: Perciò si può parlare di una tua intenzione di immortalare oggetti e gesti iconici?
TW: Mi ricordo molto bene della nostra ultima intervista, dove mi chiedesti di un’altra mia sequenza con delle pompe di benzina, quella in 12 ASTERISCI, che ricorda il film “Radio On” di Christopher Petit. A parer mio, lo shot di Petit è a sua volta una copia diretta del dipinto “Gas” di Edward Hopper… Insomma, è una storia infinita, perché le pompe di benzina di TRANSIT richiamano a loro volta quelle di Hopper… Perciò la risposta è sì, nel senso che per me questi sono esempi di arte iconica.


CB: Te lo chiedevo perché l’uomo con la “valigia”, quello che si precipita a rispondere al telefono mi appaiono immagini tanto archetipiche quanto quella del treno visto dalla banchina, che è poi uno dei primi soggetti mai filmati nella storia del cinema…
TW: Tuttavia, è necessario trovare soluzioni nuove per riprendere queste situazioni iconiche. Non avrebbe senso riprodurle e basta, dev’esserci un’idea personale di questi archetipi. Posso imbattermi in un’infinità di stazioni ferroviarie o pompe di benzina senza riuscire a comporre un’immagine… Ci vuole un luogo che sia speciale per poter creare un’inquadratura che si avvicini a quella che c’è nella mia mente.
Grazie per queste domande e per l’opportunità di darvi le mie risposte. To be continued!
Circolo Ribalta, Vignola, 14/3/2026
CB: Tonight we saw TRANSIT in a completely analog version with live-mixed ambient sounds instead of the soundtrack by Martin Bergande, which is what I expected.
Do you think of your works as something that is not fixed and partially changeable, in which the actual core is the visuals, while the sound is something that can be changed over time?
TW: Yes. This is one of my approaches, that each projection should be different.
I love to work together with different composers and I often give my silent films to composers or musicians, so they can use my visual material and interpret it in their understanding of acoustic art.
As for TRANSIT, in the beginning I conceived it as a silent film, then after a while I thought it could be interesting to give it to a composer with whom I have collaborated many times. So, Martin Bergande came up with the excellent idea to add well-arranged wood sounds only to the black pauses in between all the relatively long scene duration of around 20 seconds. The result is something that reminds me of drum patterns, so there is no melody. I loved this idea to use sounds in a way that the film could still be a silent one. Melodic music would convey too many specific emotions and interpretations to the listener of the film poem TRANSIT. Also, composers want to work very often in an extremely precise way, well-timed and to the right point of every frame, so they prefer a digital basis. What’s more, the projector’s rattling is rather unwelcome… So that’s the reason why we do have two different formats [for TRANSIT and many of my other films], a digital and an analog version.
CB: This concept implies a series of philosophical questions, like: is there a version that you consider as the original/official?
TW: In fact, I enjoy it when a film can take on an open form, depending on the context of the performance.
CB: So there is no “main version” of your films?
TW: Oh, that depends on my different films. Some of them are definitely complete in their appearance, soundtrack included. Fact.
CB: Another unexpected variation in tonight’s projection was the rounded corners, that looked like a vintage frame…
TW: That was only a consequence of the fact that I used a special lens in order to fit the screen, which produced those lovely rounded corners. I was very happy during the Ribalta projection because my 16mm screening was the only one that fit the whole screen of this lovely theatre. All other projectors produced different shapes and didn’t fit the whole on the wall mounted screen *Wiesinger grins*
CB: In an especially interesting sequence — the shot inside an office overlooking a railway — stillness is interrupted unexpectedly by a man rushing to pick up the phone. My question is about human presences in your works. In 12 ASTERISCI there is almost none, but in TRANSIT we do see a few, which are obvious performances, not people acting naturally… Correct?
TW: I like both: my calculation and… le hasard — sorry, just the French word comes to mind right now — auf deutsch: Ich liebe den Zufall [the unpredicted].
For my way of filmmaking, it is precisely in the combination of the unexpected and the intended staging what poetry means to me.
CB: Having seen some of your films, personally I get the feeling that you might have an intention to portray some iconic gestures that live in our minds, universal actions that are endlessly repeated by humankind. In TRANSIT, we see a man picking up a banner in a gas station, carrying it away like a suitcase. And there is a man with a suitcase in other works of yours, like EUROPA…
TW: Yes, those are ordinary gestures and things, very practical items like umbrellas, chairs, tables… typical human objects.
What I found interesting, though, whilst filming this petrol station scene you’re asking about, was that the sign actually says ‘open’ in Swedish. So the actor is closing the set – that was the idea. In fact, the same objects – or even the same locations – appear repeatedly, binding my many films together like a guiding theme.
CB: So could it be said that you have an intention to portray iconic things and actions?
TW: I do have a strong memory about our last interview, where you asked me about another gasoline station sequence in a different film poem called 12 ASTERISCI that reminds of “Radio On” by Christopher Petit. According to me, that shot was a straight copy of the painting “Gas” by Edward Hopper… So, this is an ongoing story because these gas stations in TRANSIT also look like the gasoline station from Hopper… Yes, because I regard this visual art as iconic.
CB: I was asking you this because the man carrying a suitcase, the person rushing to the phone appear as archetypical as the view of the train in transit from the platform, which is one of the first things ever recorded in the history of cinema…
TW: Anyhow, we need to find a new solution to show these iconic situations. It wouldn’t make sense to just reproduce them, it needs to be one’s own idea of these iconic ideas. i can pass by many many train stations or gas stations and not be able to compose an image. So it really needs to be a special place to make a cadrage [framing] that is very close to my imagination.
Thank you very much for your questions and for giving me the opportunity to try to answer them. To be continued!
Circolo Ribalta, Vignola, 14/3/2026



